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Una frase al giorno di B.P.

Se guardate un vero lupo, vedrete che ha la bocca in atteggiamento di sorriso. Ugualmente, un Lupetto deve sempre sorridere.

Chat147

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Hike 2009 PDF Stampa E-mail
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UN HIKE PER…

Eccoci qui, insieme, ma ognuno da solo, ma pronti a riflettere, a cercare qualcosa… ma cosa…Proviamo a chiuderci nel silenzio dei posti in cui andremo, a guardarci dentro, a chiederci tante cose, a farci quelle domande che non vengono mai, perché il rumore del quotidiano ci impedisce di sentire le nostre voci. 

Hai portato con te La Bibbia, il quaderno, il taccuino di marcia, tutto quello che può servirti per riflettere.

Annota tutto, confrontati con te stesso.

Se poi ti va prova a scrivere una lettera ai tuoi “amati” capi R/S, in cui scrivere … un po’ quello che vuoi: consigli, dubbi, sogni, lamentele (quelle poche per favore!!!) tutto quello che ti viene in mente … Ci farebbe molto piacere!

Buona strada e buon hike!

Clan R/SLeo,Don Stefano,Laura e Marco

L’HIKE

Partire per l’hike! Poche esperienze possono essere entusiasmanti come la partenza per.un.hike!

Ma cosa è un hike?

E’ partire da soli. Che ci sia la pioggia o le stelle.

Uno zaino con poche cose essenziali.

Una mela, un pezzo di pane,un po’ di sale, un vangelo.

Partendo non dimenticare la cortesia, il buon umore, una dose di risolutezza, due pizzichi di coraggio e di immaginazione. Partire per l’hike significa imparare a contare sulle proprie risorse. Riconoscere le proprie capacità, mettere a frutto le proprie competenze., la propria intelligenza e capacità di osservazione. Attraversare luoghi sconosciuti, talvolta ostili. Non indietreggiare davanti agli ostacoli ma misurarli con umiltà e determinazione e quindi superarli senza troppe vanterie. L’hike è ritrovare il gusto di un’avventura a misura di uomo. E’ camminare, correre, assaporare la brezza fresca del mattino. Ma è anche fermarsi, ascoltare in silenzio i rumori del bosco, contemplare il colore biondo del grano. L’hike è attraversare paesi, incontrare gente nuova, scoprire nuovi amici. Chiedere ospitalità in cambio di un lavoro ben fatto. Imparare a ringraziare, magari cantando una canzone o regalando un fiore. L’hike è sforzarsi di comprendere, di ragionare, di discutere con coloro che troviamo lungo il cammino. E’ arricchirsi di nuove idee, condividere alcune speranze specialmente con chi patisce delusioni. Trovare il tempo di giocare con un bambino. Scrivere su un quaderno una poesia, nel cuore un impegno.

L’hike è infine una preghiera. Una preghiera in cammino, con cui offriamo al Signore la nostra fatica per coloro che ci aspettano a casa o che incontriamo lungo la strada. Una preghiera segreta, gratuita, con tutto il nostro corpo. E’ aprire una pagina di vangelo (poco importa se nel cuore della notte o sotto il sole della mezza!) lasciando che il Signore ci parli delle sue speranze della nostra vita e che Gesù, facendosi carico della nostra fatica ci indichi la Strada per uscire dalle nostre inquietudini.

San Paolo, questo sconosciuto

Ma S.Paolo quello vero, quello di Tarso!... Ecco perché è diventato il nostro patrono…

Il primo rover: Paolo di Tarso

" Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi, tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balia delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli, fatica e travaglio, veglie senza mero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità (…)".

(San Paolo 2 Corinzi, II,24-28),

Prima ancora di Ulisse, di Vasco de Gama o di Yuri Gagarin è lui il grande viaggiatore, il vero modello, il prototipo di ogni avventura rover. Uomo irrequieto, sempre in viaggio, a cavallo tra diverse identità, culture, religioni. Dapprima persecutore dei cristiani, poi perseguitato per causa della Fede. Pieno di entusiasmo e di coraggio non smette mai di viaggiare fino agli angoli dell'universo mondo allora conosciuto per sostenere, consigliare, esortare le prime comunità a resistere e rafforzarsi nella fede. Scrive lettere, messaggi, sostiene dibattiti, tiene discorsi, affronta processi. Più volte rischia di essere assassinato, imprigionato riesce a fuggire, naufrago sopravvive. Da uomo privilegiato e ricco che era (era di cittadinanza romana in mezzo agli ebrei, un po' come essere un bianco in un paese di neri, aveva studiato per diventare rabbino, svolgeva le funzioni di magistrato) accetta una vita errabonda, di patire la fame, di vivere senza una casa. Tradito da falsi amici, condannato a morte sfugge al boia una prima volta. Viaggia ancora. Ha il coraggio persino di mettersi in contrasto con Pietro. Grazie a lui la piccola comunità cristiana non rimane una piccola setta ma apre le braccia al mondo, portatrice di un messaggio universale. Finirà decapitato da Nerone ma il suo messaggio, la sua spiritualità, radicale, povera, alla ricerca dell'assoluto, una vera spiritualità della strada, ancora oggi illumina il cammino degli uomini inquieti che non si accontentano delle verità facili.

"È l’uomo della Partenza. Indubbiamente. È sempre in movimento. Ma non perché inquieto da curare in una clinica neuropsichiatrica; piuttosto per una definita e stabile ottica dell'esistenza umana. Sembra contraddittorio, a ben pensarci può essere alla ricerca e nello stesso tempo possedere certezze? Eppure per Paolo di Tarso è così. La soluzione delle contraddizioni per lui è il Cristo, perché è la luce del suo cammino. La luce che risplende sicura nei momenti tenebrosi della vita; la luce che non conosce tramonto. Una luce che non vanifica il tuo cammino, non te lo annulla: esso resta con tutti gli ingredienti e le varianti che l’antologia umana conosce; con tutta la fatica e l’onere che esso comporta perché tu possa sentirlo tuo, quel cammino, dichiararlo tuo e degno di essere vissuto”.

San Paolo è il patrono della Branca R/S. Una bella tradizione di molti gruppi è quella di dare la Partenza o di firmare la Carta di Clan il 25 gennaio (festa della Conversione di San Paolo). Un modo per dire silenziosamente, anche solo con una data, la nostra intenzione di poter affermare come lui un giorno:

tenda scout

"Ho combattuto la buona battaglia, sono arrivato al termine della mia corsa e ho conservato la Fede. Ora mi spetta il premio della vittoria…"(2 Tim 4, 7).

 

 

 

 

Una piccola sfida…

 

Ti ricordi la Promessa scout?

Prova a scriverla…

Ti ricordi la Legge scout?

Prova a scriverla…

Da quant’è che non fai più quattro chiacchiere con un capo per fare il punto della strada / progressione (quello che in branco chiamavi “parlare delle prede” ed in reparto “obiettivi”)?

Dev’essere per forza il capo a venirti a cercare?!?

Quale ruolo credi di ricoprire all’interno del Clan?

Quanto sei attivo e quanto passivo?

Ed infine…

Hai fatto seriamente questo hike?!? .campo hike

 

 

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